Ti ucciderò per sempre
luglio 3, 2008 at 10:47 am Lascia un commento
Esiste un modo ironico per parlare dei “matti”, di quelle strutture difficili che erano i vecchi manicomi e soprattutto degli enormi danni che a volte ha procovato l’uso senza criterio di una scienza che invece si professava come l’unica cura possibile? L’hanno fatto ieri sera, mercoledì 2 luglio, gli attori e i musicisti del Centro Mamimò di Reggio Emilia durante lo spettacolo Ti ucciderò per sempre andato in scena, per la sua prima, a Villa fratelli Pedretti a Bannone di Traversetolo (PR).
Siamo nel 1978. In un manicomio grottesco, nel giorno in cui verrà promulgata la legge Basaglia, un direttore reso folle dalla cieca fede nella scienza cerca di trattenere una turista inglese. Lei incontrerà in questo luogo un’umanità inattesa, a partire da uno dei suoi scrittori preferiti, nichilista non più in grado di “reggere il peso dell’invano”. Troverà conforto e appoggio nella Cantatrice, una sensibile ragazza dotata di voce celestiale; si sorprenderà davanti alla tenera e inquietante figura di Nando, balbettante ragazzo affetto da allucinazioni alimentari. Apparente contraltare di tanta “follia” sono Don Figaro, il sacerdote bassista un po’ suonato che interrompe la routine del manicomio con una messa sui generis, e i due infermieri, uno cinico e allineato al sistema, l’altro filantropo e dissidente.
Lo spettacolo – definito dal suo autore come dramma ironico – ha saputo suscitare ilarità e sorrisi soprattutto grazie alle figure un po’ macchietta del sacerdote bassista e della turista inglese erroneamente scambiata per pazza dal direttore del manicomio.
In effetti però, il pubblico ha intrapreso, assieme agli attori, un viaggio pieno di domande: la scienza può essere distruttiva e terribile quando ritiene di essere l’unica verità, quando pensa di trovare le risposte “trapanando e scrutando” all’interno di scatole craniche, quando rifiuta l’umanità e l’empatia. Ma nello spettacolo c’è molto di più: una riflessione sul ruolo e le responsabilità degli scrittori, dei letterati, di chi, trascorso un po’ di tempo, rifiuta e rigetta ciò che ha prima affermato con tanta passione come se il passato fosse inutilità e fosse possibile distaccarsi da esso, dalle conseguenze che le nostre parole, i nostri gesti, hanno avuto su altre vite. Infine, lo spettacolo rappresenta anche una continua ricerca sul significato della vita e sul nostro rapporto con un Dio che abbiamo scacciato e ucciso lasciandolo fuori dalla porta o relegato ad una cieca dottrina che si affianca così, nella suo ossessivo desiderio di conversione, a quella scienza fatta di accanimento senza pietà.
“Dio ci punirà non solo perché non abbiamo fatto del bene – pronuncia Don Figaro – ma anche perché non siamo stati in grado di essere felici”, e ancora: “Noi non siamo fatti per restare al di quà della finestra – dichiara accorata la turista inglese – ma per andare nel mondo. Perché se il mondo è così grande è perché noi possiamo trovare tante cose e tante occasioni per essere felici”.
Il messaggio che quindi lo spettarore si porta a casa – e nonostante il tragicomico finale – è quindi quello di speranza.
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Credits
Dramma ironico musicale di Emanuele Aldrovandi
Regia di Gabriele Bono e Emanuele Aldrovandi
Direzione di scena: Giuseppe Regano
Scenografia: Fabrizio Ori
Con: Franco Bonilauri, Matteo De Benedittis, Maurizio Casaluce (percussioni), Nando Dessena, Niki Murphy,
Annalisa Pelacci (canto), Stefano Sarti, Roberto Sartori,
Gianfranco Tosi.
All’arpa: Alessandra Ziveri
Entrata archiviata sotto: Eventi/manifestazioni. Tags: Italia, legge Besaglia, Mamimò, manicomi, Parma, teatro, Traversetolo.






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