Astaroth
dicembre 7, 2008 at 7:07 pm Lascia un commento
Giovedì 4 dicembre 2008, alle ore 20,30 a Traversetolo si è svolta la prima di ASTAROTH di Stefano Benni – reading musicale.
Voci recitanti: Gianfranco Tosi, Niki Murphy, Franco Bonilauri, Matteo De Benedittis, Gianluca Corvasce. Canto: Annalisa Pelacci. All’arpa: Alessandra Ziveri. Percussioni: Maurizio Casaluce. Luci: Andrea Ferrari; Fonia:Maurizio Casaluce.
E se provassimo a considerare la morte non come la fine di tutto, ma come il punto di partenza? Per ricapitolare la vita, guardandola da vicino, senza distrazione. Perché “solo dalla sua breve durata si può vedere l’eternità”.
E’ questo il percorso che ci propone Stefano Benni, una discesa agli inferi della nostra follia, che ci fa sprecare la vita in rapporti incrostati, in riti sterili e ossessivi, in progetti lasciati a metà per debolezza, per mancanza di coraggio. Perché si può anche essere buoni ma restare immobili.
E il peccato, si sa, non è tanto il male commesso ma tutto il bene che si poteva fare e non si è fatto.
E’ un’umanità mediocre quella che sfila davanti ad Astaroth, che ancora non si capacita di essere morta, forse perché lo era anche prima senza saperlo. Che sa anche essere cinica, a volte, come l’uomo che porta al mare la famiglia per raggiungere l’amante e che pur di non farsi sorpassare da quel “cornuto che guida un camion pieno di vacche” procura una strage.
Ma la sua colpa più grave è quella di una vita “senza”: “senza generosità, senza grossi delitti, una vita indifferente”. Un’esistenza opaca, indiretta, che assomiglia pericolosamente a quella di tante persone per bene (e perbeniste), “evasori, ma solo in un momento di difficoltà”, che però fanno la beneficenza in televisione, magari con i soldi degli altri…
Anche razzisti, ma con eleganza. L’importante è salvare le forme. Ma così ci si consuma nell’invidia, guardando alla vita degli altri non per prendersene cura, ma perché non si sa più capire e riconoscere il senso della propria. Oppure si scivola fuori da se stessi per farsi spettacolo, come il poeta che si preoccupa solo di fare notizia, fosse anche per la sua morte.
E di vita riflessa vive anche la ragazza, che vuole raggiungere i suoi idoli cinematografici (in paradiso oppure all’inferno, poco importa), che neppure nell’aldilà può separare la realtà dalla finzione. Anche lei non sa spingersi oltre, dove ci si deve schierare. Cioè diventare adulti, responsabili. Perché questo è l’atto decisivo. Astaroth lo testimonia: il diavolo-angelo, ambivalente come i tanghi di Piazzolla che scandiscono la lettura, ha voluto uscire dalla palude, disobbedendo. Per scegliere questa terra concreta invece di un cielo improbabile, “il risveglio ogni mattina piuttosto che l’eternità”. Perché non succeda più che “il dopo uccida il domani”.
Tiziana Barbieri
Entrata archiviata sotto: Uncategorized. Tags: .
Trackback this post | Iscriviti ai commenti via RSS Feed